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16 | 09 | 2014
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Aggiornato elenco malattie per cui è obbligatoria la denuncia
L'aggiornamento, le novità: nella Gazzetta Ufficiale del 1 aprile è stato pubblicato l'”aggiornamento dell'elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia ai sensi e per gli effetti dell'articolo 139 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124, e successive modifiche ed integrazioni”.

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Tutela della maternità PDF Stampa E-mail
Scritto da Amministratrice   
Giovedì 18 Marzo 2010 11:51


Tutela della maternità (Mutterschutz)

In che modo si possono proteggere i nascituri e le lavoratrici in gravidanza dagli effetti di lavori pericolosi, faticosi e insalubri? La risposta a questo quesito è data dalla Legge sulla tutela della maternità, un caposaldo della protezione dei lavoratori. Accanto all’assegno federale per l’allevamento dei figli o all’assegno parentale federale e al congedo parentale, la tutela della maternità rappresenta un notevole contributo alla realizzazione di una politica
sociale a sostegno della famiglia.

Cenni sulla tutela della maternità
La lavoratrice in gravidanza gode di una speciale tutela contro i rischi a cui è esposta sul posto di lavoro e, a partire dall’inizio della gestazione fino al quarto mese di vita del bambino, anche contro il licenziamento. Il riposo prenatale obbligatorio di sei settimane e quello di otto settimane successivo al parto permettono alla gestante di prepararsi nascita del figlio e di rimettersi in forze dopo l’evento. Il periodo di riposo obbligatorio della puerpera si estende a 12 settimane in caso di parto prematuro o di parto gemellare o plurimo. Alle 12 settimane di legge si aggiungono inoltre le giornate di astensione prenatale obbligatoria dal lavoro perse a causa di parti prematuri (ad esempio di bambini con peso alla nascita inferiore ai 2.500
grammi). In caso di parto precoce, ma non considerato prematuro in termini medici, il periodo di riposo obbligatorio è prolungato sommando alle otto settimane di legge le giornate di astensione prenatale obbligatoria dal lavoro di cui la donna non ha beneficiato.
Se il trattamento economico rientra nella tipologia e nella copertura della sua assicurazione contro le malattie, durante questo periodo la lavoratrice può percepire l’indennità di maternità.
In seguito, sia il padre sia la madre di bambini nati prima del 31 dicembre 2006 possono richiedere l’assegno federale per l’allevamento dei figli e il riconoscimento del congedo parentale, che può essere accordato anche contemporaneamente ad ambedue i genitori. Per i bambini nati dopo l’1 gennaio 2007 i genitori ricevono l’assegno parentale. Al capitolo “Assegni familiari, assegno parentale federale, assegno per l’allevamento dei figli, periodo parentale, anticipo degli alimenti, indennità familiare integrativa” si trovano informazioni più dettagliate su questo tema.
Ad eccezione dell’indennità di maternità e del relativo contributo versato dal datore di lavoro, le prestazioni sociali previste dalla normativa vigente per i figli sono erogate solo a partire dalla nascita. Le madri che versano in gravi difficoltà prima del parto possono però rivolgersi al consultorio per gestanti più vicino e richiedere eventualmente gli aiuti previsti dal programma della “Bundesstiftung Mutter und Kind – Schutz des ungeborenen Lebens”
(concessi solo a chi ne fa richiesta prima del parto).


Quali prestazioni prevede la legge sulla tutela della maternità?

Divieto di licenziamento
Il datore di lavoro non può rescindere il contratto lavorativo durante la gravidanza e nei primi 4 mesi di vita del bambino.
Il licenziamento è possibile solo in casi eccezionali e previa autorizzazione dell’ente competente (generalmente l’Ispettorato del lavoro o l’Ufficio per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro).
Dal 1997 il divieto di licenziamento si applica senza restrizioni anche alle collaboratrici familiari.
Le lavoratrici godono invece del diritto di licenziarsi senza alcun obbligo di preavviso sia durante la gravidanza, sia nel periodo di riposo obbligatorio successivo al parto. Se richiedono il congedo parentale alla scadenza del periodo di riposo obbligatorio possono invece fruire di una protezione speciale contro il licenziamento: al datore di lavoro è fatto divieto di rescindere il contratto a partire dal momento in cui viene richiesto il congedo parentale – o, al
più tardi, otto settimane prima del suo inizio - e per tutta la sua durata. In particolari circostanze sono tuttavia ammissibili delle eccezioni.
Alla lavoratrice che decide di sciogliere il rapporto si prospettano due possibilità alternative:
• licenziarsi alla scadenza del congedo parentale con 3 mesi di preavviso
• licenziarsi in qualsiasi momento del congedo parentale o alla sua scadenza, rispettando comunque i termini di preavviso previsti dalla legge, dal contratto di categoria o dal contratto individuale.


Configurazione del posto di lavoro

Durante la gravidanza e nel periodo di allattamento le lavoratrici hanno diritto ad una postazione di lavoro che non comporti rischi per la loro salute e per quella dei loro figli. Il datore di lavoro è perciò tenuto a configurare la postazione di lavoro, incluse le macchine e gli attrezzi, in modo tale da non mettere a repentaglio la vita e la salute di entrambi e, se necessario, deve adottare anche altri provvedimenti specifici necessari a tutelare la vita e la salute delle lavoratrici.
Se, per esempio, in gravidanza o durante l’allattamento una madre è adibita a mansioni che la obbligano a stare continuamente in piedi, la Legge sulla tutela della maternità impone al datore di lavoro di consentirle di sedersi per delle piccole pause. Simili brevi interruzioni devono essere accordate anche alle donne che, in gravidanza e durante l’allattamento, lavorano continuamente da sedute.

La tutela della maternità è prioritaria
Le lavoratrici non possono essere adibite a determinate attività stabilite dalla legge durante la gravidanza e nel periodo di allattamento.
In linea di massima, le gestanti e le lavoratrici che allattano non possono:
• svolgere attività fisiche pesanti,
• svolgere attività che le espongano agli effetti di sostanze, radiazioni, polveri, gas, vapori, calore o freddo intenso, umidità, vibrazioni o rumore che possano essere nocivi alla salute,
• lavorare a cottimo,
• svolgere altre attività in cui l’accelerazione del ritmo di produzione comporti una remunerazione superiore,
• svolgere attività alla catena di montaggio che richiedano un ritmo di produzione predefinito,
• svolgere attività che implichino:
   - il sollevamento regolare di pesi superiori a 5 chilogrammi o lo spostamento o il sollevamento manuale sporadico di pesi superiori ai 10 chilogrammi senza l’ausilio di mezzi meccanici,
   - allungamenti o abbassamenti frequenti e notevoli,
   - l’assunzione permanente di una posizione accovacciata o curva,
   - l’assunzione di posizioni a elevato rischio di scivolamento e di cadute,
   - il pericolo di una malattia professionale,
• svolgere attività su attrezzi o macchine il cui funzionamento richiede principalmente l’uso del piede (ad esempio per l’azionamento di un pedale),
• lavorare più di 8,5 ore al giorno oppure più di 90 ore durante 2 settimane consecutive,
• lavorare la notte (tra le ore 20.00 e le 6.00),
• lavorare la domenica o i giorni festivi.
Il divieto di lavoro notturno o festivo è limitato da alcune eccezioni specifiche (vedi i regimi particolari riportati in seguito).

Dopo il terzo mese di gravidanza non sono più consentite attività regolari su mezzi di trasporto, ad esempio come conduttrice di autobus, come autista di autocarri o come tassista.
Se il periodo di guida supera la metà dell’orario di lavoro, tale divieto si applica anche alle venditrici ambulanti.Dopo il quinto mese di gravidanza, le gestanti che svolgano ininterrottamente le loro mansioni camminando, da sedute o in piedi non possono lavorare più di 4 ore al giorno.
Indipendentemente dai divieti generici elencati, il medico può imporre un divieto individuale di continuare a svolgere l’attività lavorativa quando teme che quest’ultima possa comportare un rischio per la vita e la salute della madre o del nascituro. In questi casi il datore di lavoro può proporre un posto di lavoro alternativo con la stessa retribuzione. In altri casi è invece sufficiente ridurre l’orario lavorativo.
I divieti di attività si differenziano dalle assenze per malattia perché non comportano perdite salariali. Durante questi periodi si percepisce infatti una retribuzione di tutela della maternità generalmente equivalente allo stipendio netto medio (da non confondere con l’indennità di maternità che si percepisce durante il periodo di congedo di maternità).

Regimi particolari di divieto di attività.
Le madri minorenni godono di una protezione speciale durante la gravidanza e l’allattamento:
esse non possono lavorare per più di 8 ore al giorno o di 80 ore durante due settimane consecutive.
Il divieto di lavoro notturno o festivo è soggetto a deroghe temporanee quando la gestante o la madre che allatta:
• lavora in determinati settori, ad esempio nella ristorazione (bar e ristoranti),
• lavora in un ospedale o in un ospizio,
• è un’artista che recita sino alle ore 23.00.
Nell’eventualità che venga svolto in via eccezionale un lavoro notturno o festivo, interviene il diritto ad uno speciale riposo settimanale: la gestante o la madre nella fase di allattamento devono disporre di almeno 24 ore consecutive di riposo alla settimana dopo una notte non lavorata.

Periodo di astensione obbligatoria dal lavoro
Il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro inizia 6 settimane prima del parto. Durante questo periodo può lavorare solo chi lo desideri espressamente.
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Importante: la decisione di lavorare durante le sei settimane che precedono il parto può essere revocata in qualsiasi momento.
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Durante il periodo di congedo obbligatorio post-parto è invece tassativamente vietato lavorare (unica eccezione: nella tragica eventualità del decesso del nascituro, la madre può chiedere espressamente di riprendere l’attività lavorativa a partire dalla terza settimana successiva al parto presentando un certificato medico che attesti l’innocuità del lavoro per la sua salute). Il riposo delle puerpere dura di regola 8 settimane a partire dal momento del parto e settimane dopo parti prematuri e gemellari o plurimi (è più lungo in caso di parto prematuro, vedi “Cenni sulla tutela della maternità”)

Retribuzione di tutela della maternità
Può accadere che la gravidanza o la maternità impediscano parzialmente o totalmente l’esercizio dell’attività lavorativa anche oltre il periodo di congedo obbligatorio.
Generalmente in questi casi si percepisce una retribuzione di tutela della maternità corrispondente alla retribuzione lavorativa media.

Indennità di maternità
Durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che precede e segue il parto si ha diritto all’indennità di maternità, a condizione che si soddisfino i requisiti previsti per questa prestazione (vedi anche “Requisiti per l’indennità di maternità”).

Cure e assistenza medica
Oltre alle prestazioni anzidette le assicurate o coassicurate presso l’assicurazione sanitaria obbligatoria hanno inoltre diritto a:
• regolari visite mediche prenatali,
• assistenza medica e aiuto di un’ostetrica,
• medicinali, materiale per medicazioni e rimedi terapeutici,
• parto in ospedale e assistenza ospedaliera o in un’altra struttura adeguata,
• assistenza domiciliare e
• collaboratrice familiare.

Requisiti per l’indennità di maternità
Hanno diritto all’assegno di maternità dell’assicurazione sanitaria pubblica:
• le donne che all’inizio del periodo di riposo obbligatorio sono affiliate a titolo personale ad una assicurazione sanitaria pubblica (indipendentemente dal fatto che si tratti di un’affiliazione obbligatoria o volontaria) e
• il cui rapporto assicurativo comporta il diritto all’indennità di malattia oppure
• che sono lavoratrici subordinate, ma non ricevano alcuna retribuzione a causa del periodo di riposo obbligatorio.

Entità delle prestazioni economiche
L’importo dell’indennità di maternità dell’assicurazione sanitaria pubblica si calcola in base alla retribuzione media netta percepita dalla lavoratrice negli ultimi 3 mesi oppure nelle ultime 13 settimane prima dell’inizio del periodo di astensione dal lavoro (prenatale), ma non può in nessun caso superare i 13 euro giornalieri.
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Importante: generalmente lo stipendio netto è più alto dell’indennità di maternità. In questi casi si ha diritto ad un sussidio integrativo del datore di lavoro pari alla differenza tra i 13 euro giornalieri erogati e la retribuzione reale.
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Le lavoratrici non subordinate, ma affiliate all’assicurazione sanitaria obbligatoria con diritto all’indennità di malattia - ad esempio come lavoratrici autonome - percepiscono un’indennità di maternità pari all’indennità di malattia.
L’indennità di malattia percepita dalle donne disoccupate aventi diritto all’indennità di disoccupazione I ai sensi del tomo III del Codice di Previdenza Sociale si calcola secondo la stessa formula dell’indennità di malattia.
Le donne che percepiscono l’indennità di disoccupazione II sono assicurate presso l’assicurazione sanitaria pubblica, ma non hanno diritto all’indennità  di malattia. Essa non risulta necessaria perché le gestanti mantengono il diritto all’indennità di disoccupazione anche durante i periodi di inabilità al lavoro. L’indennità di malattia e l’indennità di maternità sono prestazioni sostitutive del reddito di cui le beneficiarie dell’indennità di disoccupazione II non hanno bisogno in quanto continuano a ricevere tale indennità anche in caso di malattia o di maternità.
In base ad una norma specifica, la Federazione corrisponde l’indennità di maternità alle donne che erano lavoratrici dipendenti o lavoranti a domicilio all’inizio del congedo di maternità e sono assicurate privatamente, non assicurate o coassicurate presso l’assicurazione obbligatoria. In questi casi il trattamento economico, erogato dall’Ufficio federale per le assicurazioni di Bonn (Bundesversicherungsamt tel. 0228/619-18 88), non può tuttavia
superare i 210 euro. In tal modo l’importo percepito risulta inferiore al reddito netto, cosicché anche in questo caso il sussidio del datore di lavoro equivale alla differenza tra l’indennità giornaliera di base di 13 euro e la retribuzione netta per lo stesso periodo.
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Importante: l’indennità di maternità non è soggetta a imposte né a contribuzioni.
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Le donne precedentemente assicurate presso l’assicurazione obbligatoria, prive di altre entrate e soggette all’obbligo assicurativo che percepiscono l’indennità di maternità sono esentate dalla contribuzione sanitaria e pensionistica, pur continuando a beneficiare di tali regimi.
L’obbligo di contribuzione permane invece per le assicurate a titolo volontario presso l’assicurazione sanitaria pubblica. Anche le clienti di assicurazioni private devono continuare a versare i premi concordati.

Leggi
I fondamenti giuridici della tutela della maternità si trovano nella Legge sulla tutela della maternità (Mutterschutzgesetz) e nel Regolamento imperiale sulla sicurezza sociale (Rechtsversicherungsordnung). Contiene norme che disciplinano il riconoscimentodell’indennità di maternità anche la Legge  sull’assicurazione sanitaria degli agricoltori (Gesetz über die Krankenversicherung der Landwirte). È compito delle autorità di vigilanza controllare la corretta applicazione di tali leggi.

Informazioni
Per informazioni sulla Legge di tutela della maternità, in particolare sui periodi di astensione obbligatoria dal lavoro, si prega di rivolgersi alla propria assicurazione sanitaria. Un opuscolo informativo gratuito sulla tutela della maternità può essere richiesto al Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend (53107 Bonn). Il Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend fornisce ulteriori informazioni sulla normativa per la tutela della maternità dal lunedì al venerdì, dalle ore 7.00 alle ore 18.00 al numero 01801 907050.
Chi non è assicurato può rivolgersi al Bundesversicherungsamt, Friedrich-Ebert-Allee 38, 53123 Bonn, tel. 0228/619-18 88.
L’Agenzia del lavoro fornisce tutte le informazioni e i consigli necessari alle donne disoccupate. In funzione del reddito percepito è inoltre possibile avvalersi della consulenza gratuita di un avvocato tramite la pretura.

[Text auf Seite 16 der deutschen Fassung]

Chi ha diritto alla tutela della maternità?
La legge di tutela della maternità si applica a tutte le donne con un rapporto di lavoro dipendente, vale a dire:
- lavoratrici a tempo pieno,
- lavoratrici a tempo parziale,
- collaboratrici domestiche (dal 1977 tutela completa),
- lavoranti a domicilio,
- impiegate ed operaie del settore pubblico,
- apprendiste, la cui nazionalità è irrilevante se la sede di lavoro si trova in Germania.
Non possono invece beneficiare di queste prestazioni le casalinghe e le lavoratrici autonome (queste ultime possono ricevere l’indennità di maternità per un importo pari a quello dell’indennità di malattia, purché siano assicurate presso una cassa mutua), che hanno però il diritto di percepire l’assegno per l’allevamento dei figli o l’assegno parentale (vedi il capitolo “Assegni familiari, assegno parentale federale, assegno per l’allevamento dei figli, congedo parentale, anticipo degli alimenti, indennità familiare integrativa“).
Le funzionarie statali sono soggette a disposizioni particolari.

[Text auf Seite 19 der deutschen Fassung]

L’opuscolo gratuito “Leitfaden zum Mutterschutz” (Guida alla tutela della maternità) può essere richiesto presso il Publikationsversand der Bundesregierung, Postfach 48 10 09, 18132 Rostock. Per ullteriori informazioni si prega di visitare il sito www.bmfsfj.de.


Fonte: Ministero Federale del Lavoro e degli Affari Sociali (2009)

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Marzo 2010 13:46
 
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